Panoramica della sala IV con il gruppo dei Tirannicidi al centro – Foto: Giorgio Manusakis

Come si è formata e perché si trova in gran parte a Napoli una delle più importanti collezioni dell’antichità

Nei precedenti articoli vi abbiamo narrato la storia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (link) descrivendone poi i livelli e le opere in essi contenuti (link). A nessuno sarà sfuggita l’importanza della Collezione Farnese, che costituisce l’ossatura principale del MANN. Questa famosissima collezione di opere d’arte è iniziata nel Rinascimento ad opera di Alessandro Farnese (anche noto come papa Paolo III) il quale dapprima iniziò col collezionare e commissionare opere d’arte, successivamente ampliò sempre più la sua collezione. Particolarmente rilevanti furono i ritrovamenti di statue del periodo romano nelle terme di Caracalla, ma la collezione fu ampliata anche a Parma e Piacenza con numerose opere di scuola emiliana e fiamminga. Successivamente il nipote di papa Paolo III, anche lui Alessandro Farnese, ampliò la collezione con numerosi dipinti di importanti artisti tra cui Michelangelo, Tiziano, El Greco e Raffaello, e la Collezione Orsini (bibliotecario di casa Farnese e grande collezionista d’arte) confluì in quella Farnese ampliandola ulteriormente, mentre la parte custodita a Parma si arricchiva di numerose e preziose gemme provenienti dalle collezioni di papa Paolo II e di Lorenzo il Magnifico. Alla morte dell’ultimo discendente maschile della famiglia Farnese, Antonio Farnese, avvenuta nel 1731, la collezione fu ereditata dalla nipote Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna e madre di Carlo di Borbone; quest’ultimo, per salvaguardarla dagli austriaci, che erano giunti alle porte di Parma, fece spostare la Collezione prima a Genova, poi, una volta rinunciato al titolo di Duca di Parma, a Napoli, dove diede inizio ai lavori per l’edificio che avrebbe dovuto ospitare le opere d’arte e che, inizialmente, sarebbe dovuta essere la reggia di Capodimonte, poi invece utilizzata come residenza reale. Il trasferimento della Collezione Farnese a Napoli si completò nel 1786, quando Ferdinando IV di Borbone fece portare nel capoluogo partenopeo anche la parte della Collezione romana, con non poche polemiche e nonostante la forte opposizione di papa Pio VI. A seguito dei tumulti scoppiati a Napoli, parte della Collezione Farnese, tra cui le gemme, fu trasferita a Palermo per poi rientrare a Napoli successivamente, anche se alcune opere rimasero a Palermo. In seguito, nel 1816, nasce il primo nucleo di quello che diventerà il MANN odierno. La Collezione Farnese attualmente si può visionare al museo di Capodimonte per quanto riguarda le pitture e i reperti quali porcellane, ceramiche, armature e utensili; presso la Biblioteca Nazionale sita nel Palazzo Reale troviamo i testi della biblioteca farnesiana; al MANN sono esposti la gran parte delle sculture di epoca romana, oggetti d’antiquariato proveniente dalle collezioni di Parma e Roma, e la collezione di gemme preziose. Ogni gemma di questa preziosa e unica raccolta è visibile sul sito www.miti3000.it alla pagina Progetto MANN, dove troverete anche le foto di tutti i reperti esposti nella Sezione Egizia, nel Gabinetto Segreto e la statuaria del piano terra, oltre a numerosi altri reperti esposti nei livelli superiori e alla storia e mitologia delle principali opere esposte. Molte altre foto di queste opere d’arte potete trovarle sulla pagina Facebook miti3000.it – Progetto MANN.

Nei prossimi articoli vi descriveremo le opere principali in esposizione, partendo dalla statua che è considerata il simbolo del MANN: l’Ercole Farnese.

Panoramica delle sale V e VI – Foto: Giorgio Manusakis

3 pensiero su “La Collezione Farnese – Il fiore all’occhiello del MANN”

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