Portale con frontone civita giuliana – Foto (modificata) da comunicato stampa

Nell’ambito di due conferenze stampa svoltesi nelle giornate di venerdì 23 febbraio e venerdì 1 marzo sono state illustrate dal direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, le recenti scoperte avvenute presso la Villa dei Misteri, la villa di località Civita Giuliana e l’insula della Casa di Leda e il Cigno.

Un criptoportico nei pressi di Villa dei Misteri

Dopo aver esposto ai presenti una breve panoramica su tutti i vari scavi curati dalla direzione del Parco Archeologico di Pompei, dall’area del Foro Triangolare alla Regio IX e all’Insula Occidentalis, il direttore Gabriel Zuchtriegel ha illustrato gli esiti delle recenti indagini riguardanti Villa dei Misteri. Nelle ultime settimane, è stato possibile individuare un ulteriore tratto del muro di delimitazione settentrionale della residenza, già indagato in gran parte dall’archeologo Amedeo Maiuri tra gli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso. Inoltre, ed è ciò che ha destato maggiormente la meraviglia e l’interesse degli studiosi, l’abbattimento di alcune costruzioni abusive ricadenti in una zona posta al di là di una strada campestre limitrofa alla villa – forse ricalcante l’antica via superior, diramazione della via per Ercolano – ha consentito il rinvenimento di ulteriori testimonianze:” Non sono emersi al momento affreschi o altre simili opere – ha tenuto a precisare Zuchtriegel – ma possiamo dire che sono venuti fuori dati molto promettenti. Stiamo parlando, nello specifico, di un muro facente parte di un edificio, forse un criptoportico, che doveva correre lungo la basis villae, cioè la sostruzione, di un altro complesso edilizio ancora ignoto. Inoltre – ha proseguito il direttore – sono emersi cunicoli e gallerie ricavati nei sotterranei di una casa, dai quali però sono emersi oggetti moderni, tra cui una busta di plastica e una maglietta, che ci impediscono attualmente di dare un’esatta definizione archeologica del contesto. L’obiettivo ora – ha così concluso Zuchtriegel il suo intervento su Villa dei Misteri –  è di reperire i fondi necessari alla prosecuzione delle ricerche”.

Foto aerea di Villa dei Misteri – Foto (modificata) da comunicato stampa

Un “ambiente rappresentativo” nella villa di Civita Giuliana

In merito alla villa di Civita Giuliana, il direttore del Parco Archeologico di Pompei ha ricordato come anche in questo caso gli scavi siano in corso già da alcuni anni, per l’esattezza dal 2017. Grazie alla collaborazione tra autorità scientifiche e autorità giudiziarie è stato possibile identificare e condannare in primo grado i tombaroli che hanno in buona parte devastato l’antica residenza. Alle spalle di uno dei suoi quartieri, situato in posizione nord-orientale e destinato alla servitù, è riemerso, attraverso le indagini tuttora in corso, un cortile-corridoio delimitato, ad ovest, da un fabbricato con soprelevazione e, a nord, da un “ambiente rappresentativo” dotato di una copertura ad unica falda e di un frontone intonacato: ”In virtù del riscontro di alcune tracce di carri, l’idea è che questo potesse essere uno dei vani d’ingresso della villa – sostiene Zuchtriegel. –  Inoltre dagli scavi sono venute fuori diverse tegole, cadute dal soffitto per via dei cunicoli provocati dagli scavi clandestini; tracce di decorazioni di IV stile ed infine una serie di incavi pertinenti al sistema di sostegno di una controsoffittatura in buona parte salvatasi sia dall’eruzione del 79 che dall’azione dei tombaroli”.

Foto aerea villa di Civita Giuliana – Foto (modificata) da comunicato stampa

Il ruolo della Procura di Torre Annunziata: dal contrasto ai tombaroli alla vicenda del Doriforo di Minneapolis

Il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, intervenuto nella conferenza di venerdì 23 febbraio, ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra l’ente da lui presieduto ed il Parco Archeologico di Pompei: una sinergia, questa, che è stata rafforzata dalla stipula di ulteriori due protocolli proprio durante il mandato di Gabriel Zuchtriegel. In particolare, l’ultimo di questi accordi consente oggi alle autorità giudiziarie di agire con maggiore tempestività rispetto al passato e di poter demolire direttamente le costruzioni abusive, evitando così lunghi passaggi burocratici: ”C’è un processo tuttora in corso contro coloro che occupavano la suddetta casa sopra Villa dei Misteri. A dimostrazione dell’importanza dei nostri interventi posso dire che nel gennaio scorso abbiamo scoperto in questa zona vari cunicoli, in uno dei quali è stato trovato addirittura un piccone, lasciato da chi stava qui scavando illegalmente e si è dato alla fuga poco prima del nostro arrivo. Nel caso di Civita Giuliana –  ha poi proseguito il procuratore – già nel settembre 2021 è stata riconosciuta la responsabilità di coloro che hanno compiuto gli scavi clandestini. I danni arrecati da tali soggetti sono stati purtroppo ingenti in quanto non si parla solo dell’asportazione di reperti ma di danni irreversibili ad alcuni ambienti e della perdita di possibili calchi all’interno della stratificazione archeologica”.  

In merito alla vicenda del Doriforo di Minneapolis, il procuratore di Torre Annunziata ha sottolineato come il provvedimento di confisca, risalente al gennaio 2022 ed inviato già più volte alle autorità americane, rappresenti l’esito di indagini che hanno comprovato la provenienza del manufatto da Castellammare di Stabia. Nel suo intervento Fragliasso ha evidenziato come la scultura fosse stata documentata da un archeologo negli anni Ottanta presso il Museo di Monaco di Baviera e già presentata al pubblico come opera da Stabiae. Trafugata in Svizzera da un esperto mercante e riportata poi in Germania, la statua fu posta sotto sequestro dal procuratore della città bavarese. Tuttavia, non essendo stato più riacquisito dal locale museo, il Doriforo giunse attraverso i commerci antiquari a Minneapolis:” Da un carteggio è emerso come le autorità del museo americano fossero consapevoli della clandestinità di tale acquisto. In particolare, due funzionari, nell’ambito di una corrispondenza, affermano che la statua non viene dal mare, così come si legge nella didascalia del museo del Minnesota, ma dalla terra, bollandola tra l’altro con l’appellativo di “furto di Castellammare”. Tutto ciò è confermato, inoltre, da una perizia del 1984 delle autorità tedesche di Monaco relativa ad alcune macchie superficiali della scultura, dovute proprio al fatto che venisse da sotto terra. Il 15 dicembre 2023 il Ministero ha inviato un sollecito alle autorità americane per la restituzione del Doriforo all’Italia, nel rispetto sia della legislazione nazionale che dei trattati stipulati sinora tra i due Stati. Tuttavia, al momento, l’opera è ancora a Minneapolis. L’auspicio – ha così terminato Fragliasso – è che possa rientrare quanto prima nel nostro paese ma per fare in modo che ciò accada è importante che si parli quanto più possibile di questa vicenda presso l’opinione pubblica”.

I nuovi ambienti dalla Casa di Leda e il Cigno e l’affresco di Elle e Frisso

Nella successiva conferenza di venerdì 1 marzo, prima di addentrarsi nella presentazione dei nuovi dati venuti alla luce dall’insula della cosiddetta Casa di Leda e il Cigno, il direttore Zuchtriegel ha posto l’accento sulla necessità di implementare a Pompei e nel suo territorio circostante i servizi in favore dell’utenza: ”Pensiamo a Pompei come a una città contemporanea, abitata da una cittadinanza mondiale di viaggiatori provenienti da tutti i continenti. Pensiamo alle due Pompei, quella antica e quella moderna, così come a Scafati, Torre Annunziata, Boscoreale e gli altri centri della cosiddetta buffer zone, considerandoli tutti come un’unica realtà dal punto di vista archeologico e urbanistico”.

Affresco raffigurante Elle e Frisso – Foto (modificata) da comunicato stampa

Successivamente Zuchtriegel ha presentato un resoconto generale delle indagini e dei restauri in corso presso la Casa di Leda e il Cigno. La lussuosa residenza, collocata nella Regio V, ha rivelato ulteriori ambienti che vanno ad aggiungersi a quelli già noti dell’atrio e dei cubicula, uno dei quali è decorato con il pannello mitologico al quale ci si è ispirati nel dare il nome alla struttura. Una nuova stanza, la numero 7, situata a nord dell’atrio e caratterizzata anch’essa dalla funzione di camera da letto, risulta ornata sulle pareti da tondi con volti femminili mentre il tablino, ovvero la stanza di ricevimento degli ospiti, presenta decorazioni a fondo bianco con animali, sia reali sia fantastici, e scorci paesaggistici. Secondo quanto affermato da Zuchtriegel, la Casa di Leda e il Cigno doveva essere circondata da altre due domus. La prima, cosiddetta settentrionale, è già balzata agli onori della cronaca qualche mese fa per la scoperta di un gruppo di statuette di terracotta. La seconda, definita come domus meridionale, per quanto ancora in gran parte inesplorata, sembra anch’essa contraddistinta da un particolare pregio. Munita di un atrio sopraelevato in cui è stata rinvenuta, tra l’altro, la mensola marmorea di un larario, la residenza ha restituito un meraviglioso quadretto pittorico raffigurante i personaggi mitologici di Elle e Frisso:” E’ un mito greco già molto diffuso a Pompei – ha evidenziato il direttore nel descrivere il rinvenimento. –  Si tratta di una storia moderna perché racconta di due fratelli costretti a fuggire dalla loro patria, la Beozia, a causa della loro matrigna Ino, la quale provoca nella regione una carestia facendo bruciare le sementi nelle fornaci. La stessa manda alcuni messaggeri al santuario di Delfi per chiedere agli dei che cosa dovessero fare per porre fine a tale disgrazia ma, una volta ritornati, li costringe a mentire dicendo che l’oracolo aveva ordinato la morte dei figli nati dal precedente matrimonio di suo marito Atamante. I due fratelli vengono salvati da Era salendo sopra un ariete dal vello d’oro da lei inviato. Tuttavia, durante la fuga, Elle cade giù e il luogo in cui sarebbe precipitata, corrispondente all’odierno stretto dei Dardanelli, si sarebbe poi chiamato Ellesponto. Proprio questo è il momento che vediamo in questo affresco in quanto il suo volto è ormai coperto quasi del tutto dalle acque. Frisso, invece, si salva e successivamente, giunto nella zona dell’attuale Georgia, avrebbe sacrificato l’ariete, asportandone però il pellame, che sarebbe stato custodito qui fino all’arrivo di Giasone”. A conclusione della sua interessante relazione, il direttore ha sottolineato l’urgenza di approntare quanto prima azioni volte all’adeguata conservazione e tutela di questo stupendo affresco dal quale, come già nel caso della limitrofa Casa di Leda e il Cigno, si può dedurre una committenza di livello sociale medio-alto.  

Aerea esterna scavi di Villa dei Misteri – Foto (modificata) da comunicato stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *