Trama

Costanza ha sessantaquattro anni, un figlio trentenne, Matteo, che vive in Texas dividendosi tra l’amore per Martina e l’ispirazione per il suo terzo romanzo, e un ex marito, Domenico, detto Dom, dal quale, dopo vent’anni di convivenza e dieci di matrimonio, si è voluta separare ufficialmente pur continuando a condividere con lui momenti e pensieri personali.

Dopo aver lasciato la carriera universitaria perché non si sentiva più appagata dal suo lavoro di insegnante, passa le giornate tra amicizie e impegni vari, tra cui la cura della rubrica “Happy Aging” su una rivista per pensionati. Questo equilibrio si rompe quando il padre, affettuosamente ricordato come il “comandante Athos”, partigiano in gioventù e militante del Partito Comunista da adulto, muore lasciandole in eredità, oltre a settecentocinquantamila euro, una porzione di convento a Civita di Bagnoreggio, dove si era ritirato a vivere, o meglio “a prepararsi alla morte”. Decide, così, di ristrutturarla per invitare gli amici della comune in cui visse in giovinezza: con loro pensa di poter creare una società di mutuo e pronto soccorso per infermi, essendo ormai tutti in un’età in cui si è già malati, quasi malati o in attesa di malattia. Insomma, vorrebbe fare di quell’ala di convento una casa di riposo alternativa. Essendo ostinata nel porsi degli obiettivi, nonostante il parere negativo di Matteo, di Dom e delle amiche dell’età adulta, comincia a chiedere consulti a degli architetti e a mettersi sulle tracce degli “amici del 1975”. Di questi rintraccia sul web Anna e Mauro, grazie all’aiuto di Chelsie,  una giovane anglo-italiana che ospita in casa col suo bambino. Messasi alla ricerca dei due, scopre che Anna è una malata terminale che ha conservato la lucidità di un tempo e che Mauro è un ricco imprenditore sposatosi con una donna molto più giovane da cui da poco ha avuto dei bambini. Dopo essersi scontrata con la dura realtà, mette per la prima volta in discussione il progetto che ora sembra un’illusione simile a quella che l’aveva portata a condividere con altri l’impegno politico e un pezzo di vita nella comune.

Dopo la rivelazione dell’esistenza di un’altra donna nella vita del marito, mai sentito veramente come ex, Costanza sparirà, continuando il viaggio alla scoperta di sé, fino a quando gli sforzi di tutti confluiranno nel convento del comandante Athos dove, in qualche modo, cercheranno di ingannare con lo spazio il tempo, che Anna non ha più.

Perché leggerlo

L’infanzia e il suo secondo tempo, la giovinezza, sono le età in cui si sviluppano gran parte delle storie narrate dalla letteratura mondiale. Invece, nonostante ci siano personaggi letterari che ne sono diventati l’emblema, al terzo tempo della vita sono state dedicate poche pagine memorabili come quelle scritte da Lidia Ravera.

La sua Costanza è simpatica perché sprizza energia da tutti i pori, coinvolgendo chiunque incontri nel suo viaggio alla scoperta di sé. Ha bisogno degli altri per realizzare, anche solo in parte, i suoi sogni: nonostante sia ostinata nel porsi nuovi obiettivi, sente il peso delle difficoltà risultando incostante nel perseguire i vecchi progetti. I suoi tentativi e gli sforzi di chi la segue (e quando scappa la insegue), spontaneamente oppure obtorto collo, mostrano una fase della vita che è fatta di luce, nonostante ci siano tante ombre: gli anni che sono, o saranno, alle nostre spalle non pregiudicano la capacità di godere di ciò che la vita offre, sempre. L’abilità nel contemplarne la bellezza fino a goderne dipende molto dalla volontà e dall’abitudine di resistere agli urti della vita: in fondo, si sofferma sulla luce l’occhio che è stato abituato ad adattarvisi, mentre la rifugge quello che per tutta la vita vi si è ritratto.

Attraverso Costanza, Anna, la più lucida e decisa degli amici della giovinezza, ci ammonisce: “Non basta decidere di ridursi all’essenziale, bisogna pensare alla felicità, perché la ricerca della felicità mette in moto la vita”.

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